Gentile Ministro Prestigiacomo,
sono Ludovica Raimondi e vivo a Giulianova, un paese di mare della costa abruzzese, perciò sensibile alle possibili attività di ispezione sismica D1 BP SP e D1 FP SP per la ricerca di idrocarburi lungo il litorale che va da Rimini a Santa Maria di Leuca, come richiesto dalla Spectrum Geo di Londra. Come si è letto nelle dichiarazioni di esperti del settore, le ispezioni sismiche possono mettere a rischio la vita della flora e della fauna marine, causando lo spiaggiamento dei cetacei, che a causa dei suoni emessi dall’air gun perdono la loro capacità di orientamento.
Leggo anche che l’area interessata sarebbe di 700 km ca. e che tali attività, anticamere di pozzi, di piattaforme petrolifere e di trivellazioni del suolo, si svolgeranno a 25 km dalla costa adriatica. Questo significa incorrere in possibili impatti ambientali, come la subsidenza, gli scoppi di pozzi, i rilasci a mare di sostanze tossiche come fanghi e fluidi perforanti o come le acque di risulta che si possono diffondere per decine di chilometri dai punti di emissione. Significa non poter più godere dei sereni bagni al mare, delle viste panoramiche di eccezionale bellezza; significa far morire un enorme territorio che vive soprattutto di turismo e di pesca. Significa violentare un territorio, fino a farlo diventare malsano e nocivo per la salute umana e ambientale.
Personalmente non voglio vedere più scempi mortificanti come quelli di Falconara Marittima o di Torino di Sangro, esempi più vicini a dove vivo. Basta con questa politica economica obsoleta e fine a se stessa, perché siamo nel 2011, nel terzo millennio, dove bisognerebbe guardare a quanto sta succedendo oggi e a cosa succederà domani. La crisi e la “primavera araba” devono indicarci nuovi sbocchi e nuove strade: il costo del petrolio sta aumentando ogni giorno di più e la crescita soprattutto italiana dovrebbe essere incentivata da investimenti nuovi, freschi e “giovanili”. Aria pulita e politiche atte a ripristinare o a creare spazi e luoghi sani, per un vivere sano e sereno: non più castelli d’acciaio, non più buchi nei fondali, non più tubi nel sottosuolo. Mettiamo un punto a questa illusione stagnante appartenente al periodo del dopoguerra, quando non c’erano gas e luce, quando il “benessere” non esisteva. Abbiamo bisogno di altro, per non arrivare all’esasperazione e alla distruzione del pianeta, compresa la specie umana. Investiamo soldi in piste pedonali e ciclabili, in parchi che tutelino le peculiarità del nostro patrimonio naturalistico e culturale, creiamo aree verdi dove i bambini possano giocare di più e in maniera libera e dove le persone possano trascorrere ore piacevoli dedicate al rilassamento del corpo e della mente. Agevoliamo la vita umana, che sta diventando ogni giorno di più nevrotica e frenetica al punto di perdere la dimensione della realtà. Un frate poco tempo fa ha detto: “la vita crea l’ambiente e non l’ambiente che crea la vita”. Personalmente non sono d’accordo e credo che non ci possa essere vita in un ambiente morto e contaminato. Salvaguardare la terra, l’acqua e l’aria significa salvaguardare la riproduzione della vita, qualsiasi essa sia. Migliorare la vita, pertanto, significa migliorare l’ambiente tutto.
Avvalendomi, pertanto, dell’articolo 6, comma 9 della legge 8 luglio 1986 n.349, che consente a ogni cittadino italiano di presentare in forma scritta le proprie osservazioni sui progetti sottoposti a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), nonché del trattato di Aarhus, recepito anche dall’Italia, che sancisce il sacro santo diritto delle popolazioni di esprimere la propria opinione riguardo alle proposte ad alto impatto ambientale, ribadisco il mio parere sfavorevole alle ispezioni sismiche D1 BP SP e D1 FP SP, certa che per quanto detto finora la mia opinione di cittadina sarà tenuta in considerazione.
Grazie della cortese attenzione.
Cordiali saluti.
Ludovica Raimondi
Giulianova, 3 Ottobre 2011